La Visita a Samugheo. Cronaca e galleria fotografica

Oggi voglio fermarmi a casa tua. Le parole di Gesù a Zaccheo hanno accompagnato la Visita Pastorale dell’Arcivescovo Roberto nella comunità di San Sebastiano Martire a Samugheo. Parole che sono diventate chiave per leggere una settimana nella quale la comunità si è lasciata incontrare, ascoltare e incoraggiare. Parlando della casa di Zaccheo, l’Arcivescovo ha sottolineato l’iniziativa di Gesù: è Lui che si accorge di Zaccheo, lo guarda e si propone di fermarsi a casa sua. Anche oggi, ha ricordato, Gesù si accorge di ciascuno di noi e sa che lo stiamo aspettando.

La Visita Pastorale è diventata così un’occasione per riscoprirsi comunità guardata e amata da Dio. Uno tra i messaggi più forti consegnati è stato l’invito a camminare insieme, accogliendo e valorizzando le differenze. Nell’incontro con il Consiglio Pastorale e con i gruppi parrocchiali ha riconosciuto la grande quantità di collaboratori e di servizi presenti nella parrocchia. Proprio questa ricchezza, però, chiede di imparare ad apprezzare il servizio dell’altro senza giudizi, confronti o gelosie. Ognuno porta un dono diverso e tutti possono contribuire alla vita della stessa Chiesa. In questo cammino, l’Arcivescovo Roberto ha rivolto parole di incoraggiamento e gratitudine anche a don Diego, riconoscendone il servizio pastorale e la dedizione alla comunità. La presenza di mons. Carboni accanto al parroco e ai gruppi ha sottolineato che il cammino della parrocchia non può essere affidato a una sola persona, ma richiede corresponsabilità e collaborazione. Anche il servizio dei sei gruppi che curano la pulizia della chiesa è diventato occasione per parlare di qualcosa di più profondo. La chiesa viene resa bella dal lavoro di tante persone e la bellezza, ha ricordato l’Arcivescovo, tocca il cuore e rimanda a Dio. Dietro ciò che appare c’è dunque un servizio spesso nascosto, ma capace di diventare testimonianza. La comunità ha presentato anche le proprie fatiche: la partecipazione diminuita, la distanza di molti ragazzi dopo la Cresima, la difficoltà a coinvolgere le famiglie e la necessità di trovare nuove strade per i giovani. Il nostro Pastore ha ascoltato con atteggiamento paterno e incoraggiante, proponendo, tra le altre cose, piccoli gruppi di incontro nelle case delle famiglie. La fede, ha suggerito, può essere comunicata più per contagio che per imposizione: partire dalla vita quotidiana, dalle gioie e dalle difficoltà concrete, e lasciare che dentro queste esperienze entri il Vangelo.

Particolare attenzione è stata riservata alle nuove generazioni. L’incontro con i ragazzi della catechesi è iniziato con una rappresentazione da parte dei ministranti, seguita dalle domande dei bambini e dal dialogo diretto con l’Arcivescovo. Con le catechiste si è affrontata la responsabilità dell’accompagnamento nella fede. Per i ragazzi che dopo la Cresima si allontanano, mons. Carboni ha indicato la possibilità di avviare percorsi di post-Cresima e di aprire maggiormente gli spazi della parrocchia, perché possano diventare luoghi nei quali i giovani si incontrano e si sentono parte della comunità.

La Visita non si è fermata in chiesa. Nell’incontro con il mondo del lavoro, ha apprezzato la laboriosità dei samughesi, il loro ingegno e la loro perseveranza. Il sindaco ha presentato le risorse e le difficoltà del tessuto lavorativo, segnato anche dallo spopolamento e dalle difficoltà occupazionali dei giovani. L’Arcivescovo ha ringraziato il sindaco e l’Amministrazione comunale per l’accoglienza, la disponibilità e la presenza durante la visita, ascoltando anche le testimonianze degli assessori. La visita al mulino antico, conservato da una famiglia del paese nella sua struttura e nei materiali originali, ha permesso di incontrare un pezzo di Sardegna e della memoria di Samugheo. La convivialità attorno ai prodotti del territorio ha completato un momento semplice ma significativo.

Nelle scuole, accolto dal dirigente, dagli insegnanti e dagli alunni, l’Arcivescovo ha vissuto un dialogo particolarmente diretto con i ragazzi. Sono state le loro domande a portarlo a raccontare la propria esperienza missionaria a Cuba e la vocazione francescana, insieme ad altri temi, come l’intelligenza artificiale e i suoi rischi. La visita è stata anche l’occasione per conoscere il nuovo plesso scolastico.

Molto intensa la visita alla Casa di Riposo Margherita Floris, affidata alla direzione del parroco: la celebrazione della Messa con gli anziani, il loro saluto, la visita ai reparti, anche agli ospiti più gravi, e l’incontro con il personale hanno permesso all’Arcivescovo Roberto di fermarsi davvero ad ascoltare. Lo stesso atteggiamento ha accompagnato le visite ai malati e agli anziani nelle loro case: storie, difficoltà, preghiera e parole di incoraggiamento. Nel Giardino Fiorito ha incontrato inoltre una realtà che accoglie al mattino ragazzi con disabilità.

L’ultimo giorno è stato dedicato in gran parte all’ascolto personale: per tutta la mattina e il pomeriggio mons. Carboni ha incontrato le persone che desideravano parlare con lui. Prima ha visitato anche una realtà tessile, apprezzando il valore di un lavoro manuale fatto di competenza e perseveranza.

La Messa conclusiva del sabato sera è stata soprattutto un momento di ringraziamento al Signore e all’Arcivescovo Roberto per quanto vissuto. Il dono di un arazzo con il suo stemma, realizzato interamente a mano con la tecnica dei pibiones, ha espresso bene l’immagine di una comunità nella quale storie diverse possono collaborare per realizzare un’unica opera.

La Visita è terminata, ma il suo significato comincia ora. Alla nostra comunità rimane l’invito a non limitarsi a custodire il ricordo di questi giorni, ma a trasformarlo in passi concreti: apprezzarsi e riconoscersi senza giudicarsi, valorizzare i diversi doni, aprire spazi ai giovani, trovare nuove forme per trasmettere la fede e accorgersi di chi è più fragile. La casa nella quale Gesù sceglie di fermarsi non è una casa perfetta: è una casa vera, con le sue ricchezze e le sue fatiche, come la nostra. Ed è proprio lì che il Signore continua a chiamare ciascuno. Ora tocca alla comunità custodire ciò che ha ricevuto e continuare, insieme, il cammino.

Grazie di cuore al nostro Pastore!
La comunità parrocchiale

Pubblicato su L’Arborense n. 34 dell’11 ottobre 2026


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