Omelia per la conclusione del Giubileo 2025

28-12-2025

Chiusura Giubileo Ordinario 2025

Fratelli e sorelle,

in tutte le Chiese cattoliche si celebra oggi 28 dicembre, festa della Santa Famiglia, la chiusura dell’Anno giubilare aperto da papa Francesco, di venerata memoria, un anno fa con la Bolla di indizione Spes non confundit.

Le parole che il Papa ci rivolgeva allora erano di grande importanza per aiutarci a comprendere cosa doveva essere il Tempo del Giubileo ma anche per mostrare i passi necessari per vivere l’Anno Santo in profondità. In primo luogo, papa Francesco ci ricordava che questo tempo speciale doveva essere per tutti un momento di incontro vivo e personale con il Signore Gesù, porta di salvezza.

Ecco allora la prima domanda che ci facciamo in questa celebrazione conclusiva di un percorso ricco di eventi, di occasioni sia personali che comunitarie. Ci domandiamo: abbiamo lasciato spazio per un incontro personale con il nostro Salvatore? Oppure la tentazione dell’abitudine, della routine dei gesti, delle celebrazioni solo formali ed esteriori, ha preso il sopravvento? Eppure, nella sua misericordia il Signore, se anche ci trovassimo in difetto su questo, ancora ci aspetta, ci invita all’incontro con Lui.

Ci viene chiesto di far risuonare, nel nostro cuore, la domanda sempre valida per ciascuno di noi e che decide della nostra vita: Chi sei tu Gesù per me? Accogliere il Signore come mio Salvatore è l’inizio di un rapporto fondato sulla verità di me stesso e del Signore stesso. Solo da questo inizio si può sviluppare un dialogo fatto di fiducia e abbandono a Lui.

Il secondo elemento che papa Francesco metteva in risalto, come necessario, nella Bolla di indizione del Giubileo, era quello di rimettere al centro della nostra vita la Parola di Dio. Solo in essa, infatti, si possono trovare le ragioni per rianimare la speranza. Di fronte alle difficoltà della vita è la Parola di Dio che sostiene.

Lo sapeva bene l’apostolo Paolo quando scriveva: Niente e nessuno potrà separarci dall’amore di Cristo. Né le tribolazioni, né l’angoscia, né la persecuzione, né la fame, né il pericolo. Si tratta di un invito anche per noi ad affrontare nel tempo che ci sta davanti la fatica della fede che, a volte, è presente nel nostro cammino: la fatica del testimoniare; dell’affrontare le difficoltà per il fatto di essere i cristiani; la fatica della fedeltà e della perseveranza.

Come è attuale l’invito del Papa a cercare i segni di speranza! Soprattutto se mettiamo in primo piano la speranza di pace per il mondo. Come è attuale il desiderio di pace in questi giorni di fine anno: siamo tutti con il fiato sospeso nell’attesa di buone notizie per tante persone che hanno tanto sofferto e che desiderano vedere un po’ di luce, di pace, di serenità. Siamo consapevoli che la speranza cristiana può essere solo un dono che viene dall’alto e apre all’eterno: la speranza è l’orientamento del cuore e della vita a una meta, che vale la pena di essere raggiunta e che appare raggiungibile solo come grazia, cercata e accolta a prezzo di uno sforzo serio, perseverante, onesto, capace di sostenere anche la fatica di un lungo cammino.

Certo, non sono inutili gli sforzi umani, ma essi vanno insieme alla perseverante invocazione al Signore.

Come apprendere a sperare nel modo corretto? È stato papa Benedetto XVI a rispondere a questa domanda: risposta che è stata poi ripresa anche da papa Leone, che ha indicato tre vie quali la preghiera, la disponibilità a pagare un prezzo d’amore soprattutto al servizio di chi soffre, e l’obbedienza al giudizio di Dio, misura di verità e di giustizia per ogni scelta e sorgente di senso e di bellezza per chiunque l’accolga. Durante l’anno del Giubileo molteplici sono state le iniziative anche nella nostra Arcidiocesi: tutte portate avanti con l’obiettivo di aiutarci a conoscere Cristo, riceverlo nella grazia della fede e dei sacramenti, adorarlo nel più profondo del cuore, seguirlo nella carità operosa verso il prossimo, specialmente se più bisognoso.

Sono stati momenti di semina spirituale, ai quali adesso deve far seguito la cura attenta dei germogli di bene.

Fratelli e sorelle, dopo questo tempo di grazia, di misericordia, di incontro con il Signore, riprendiamo il cammino che, potremmo dire, è più ordinario, più feriale. Ma anch’esso è significativo, importante per la nostra vita cristiana vissuta nel quotidiano. Il Signore che vede nel cuore di ciascuno di noi ci accompagna e non ci lascia soli.

Roberto, Arcivescovo