Prima i bambini! Lo slogan della Giornata per la Vita di quest’anno, è un vero principio etico, che coglie un valore fondamentale e ispira, guida, impone una più ampia gamma di azioni buone, che tendono a salvaguardare e realizzare quel valore. È un punto di partenza da cui non si può prescindere, perché più evidente, basilare, universale, forte.
Se la vita non è apprezzata, protetta e favorita quando è incipiente, fragile e prorompente insieme, gravida di ogni ulteriore bene, ben più difficilmente lo sarà quando la sua parabola comincia a discendere, quando bellezza, forza e salute diminuiscono.
Quando i bambini non sono amati – dicono i Vescovi nel loro messaggio – con loro vengono scartati anche gli elementi più deboli della comunità, cioè potenzialmente tutti, nel momento in cui si manifestino anche nei soggetti forti fragilità o debolezze.
Non mi sembra improprio richiamare qui l’amara considerazione di Gesù mentre sale il Calvario: se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco? (Lc 23,31). Il monito di Santa Teresa di Calcutta sull’aborto rimane purtroppo sempre attuale: è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla.
Infatti, anche dopo la nascita e prima di diventare adulti, i bambini sono le persone che subiscono in maniera pesante ogni genere di male, sia perché non hanno alcuna possibilità di difendersi da soli sia perché sembrano essere un facile obiettivo su cui sfogare la multiforme malvagità umana, coinvolti in meschini interessi, che si nascondono persino dietro il principio del loro miglior interesse.
Come può resistere la pace e continuare la stessa vita umana, quando anche i bambini, deboli e inermi, sono considerati impicci da evitare, nemici da annientare? Tutto in loro invoca cura, protezione, sostegno, amore, ma spesso trovano rifiuto e abbandono, sfruttamento, violenza e morte. I Vescovi ricordano, in un lungo e tristissimo elenco, i bambini fabbricati in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti, quelli cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, quelli implicati nei casi di separazione e divorzio dei propri genitori, i bambini-soldato, rapiti e utilizzati come carne da cannone, quelli fatti oggetto di attenzioni sessuali o abusati e le bambine date precocemente in sposa, i bambini-lavoratori, privati dell’infanzia, quelli rapiti o dati indiscriminatamente in adozione, quelli che i trafficanti di vite strappano per vile interesse alle proprie famiglie, fino a espiantare i loro organi, quelli costretti – non di rado da soli – a migrazioni faticose e pericolose, quelli indottrinati da un’educazione ideologica, maltrattati o abbandonati a loro stessi da genitori o educatori.
L’urgenza di una conversione in favore della vita di ogni essere umano ha, nei bambini, non solo il suo obiettivo principale (prima i bambini), restituendoci una genuina capacità generativa, di desiderio di trasmettere la vita e di servirla con gioia, di cura dei più fragili e bisognosi, ma in loro trova anche ispirazione e forza. Come affermano i Vescovi, lasciarsi amare e servire con semplicità, riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, attribuire primaria importanza alle leggi del cuore, desiderare il bene… sono alcune delle lezioni che i bambini danno agli adulti e che Gesù presenta come condizioni per accogliere la novità del Vangelo: In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18,3).
Solenni dichiarazioni e convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza non sono certo sufficienti. Non lo è neppure questa giornata annuale di sensibilizzazione sul valore della vita se non ci rendiamo attenti e permeabili al messaggio che naturalmente ci viene dai piccoli: desiderio di vivere, di fiorire, di essere accolti, curati, amati, felici.
Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio – diceva papa Leone XIV nel suo messaggio per la Giornata della pace: e forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore (cfr At 2,37).
Allo stesso tempo, concludono i Vescovi, ogni persona che mette al mondo dei bambini o si occupa dei piccoli – genitori, nonni, insegnanti, catechisti, persone consacrate, famiglie affidatarie – dovrebbe sentire la simpatia e la stima degli altri adulti, perché il servizio al sorgere della vita è garanzia di bene e di futuro per tutti.
Stefano Mele, docente di Teologia morale e Bioteca nella Pontificia Facoltà teologica della Sardegna
Articolo pubblicato su L’ARBORENSE n. 3 dell’1 febbraio 2026

