Si celebra lunedì 2 febbraio 2026, alle 17 in Cattedrale a Oristano, nella festa della Presentazione del Signore al Tempio, la Messa per la Giornata della Vita Consacrata, voluta espressamente da papa San Giovanni Paolo II.
La Presentazione di Gesù al Tempio ci pone di fronte al Cristo che viene presentato e riconosciuto da Simeone, come luce per illuminare le genti. È accoglienza e contemplazione del Signore Gesù, nostra luce e vita, che si offre al Padre per l’umanità segnata da tante situazioni di violenza, di paura e di poca speranza. Questa realtà faticosa è stata richiamata anche nella lettera alla Comunità, che il nostro Arcivescovo ha proposto per questo Anno pastorale, in vista della Visita Pastorale, avente come sfondo l’incontro di Gesù con Zaccheo: oggi voglio fermarmi a casa tua.
Egli inizia proprio mettendo in rilievo la realtà faticosa e contraddittoria che stiamo vivendo e invita a uscire e attraversare le nostre città per incontrare uomini e donne che vivono, lavorano, soffrono per costruire una società nuova. Le persone religiose e consacrate, donne e uomini protesi verso il divino, sono chiamati a dare un contributo non solo di vicinanza, di evangelizzazione, ma anche e soprattutto di preghiera per questa nostra società, sempre più scristianizzata.
Più che mai siamo chiamati a essere segno visibile di speranza con la nostra vita di consacrazione, come offerta gradita al Padre sull’esempio di Gesù e della sua santissima Madre Maria. L’amore di Dio in Cristo è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, questo amore siamo chiamati a vivere e a donare con l’offerta di noi stessi, ai tanti fratelli e sorelle smarriti, delusi e sfiduciati. È la speranza viva che ci indica Gesù – ci ricorda il nostro Arcivescovo nella sua lettera – nel suo cammino verso Gerusalemme, passando nella città di Gerico si ferma sotto il sicomoro dove si è arrampicato Zaccheo (il cui nome significa – ironia della sorte – puro, innocente): ma di innocenza ha ben poco essendo capo dei pubblicani, che si è arricchito alle spalle dei poveri. Ebbene, Gesù si ferma, alza gli occhi verso questo uomo doppiamente negativo: due sguardi s’incrociano, quello di Zaccheo e di Gesù, lo sguardo della compassione e della misericordia di fronte alla meschinità di quest’uomo piccolo in tutti i sensi. È il volto della compassione di Cristo che vuole fermarsi a casa sua, alla casa di questo peccatore e così la pre-
senza di Gesù, accolto da quest’uomo ultimo, diventa salvezza, grazia e misericordia.
Per noi, uomini e donne segnati dalla consacrazione religiosa, credo che uno dei grandi valori della nostra vita sia proprio quello di fare esperienza, con intensità dello sguardo d’amore di Gesù, attraverso una vita segnata anzitutto dalla preghiera e dalla vicinanza alla nostra Chiesa arborense, a tutta la Chiesa e a quest’umanità sempre più lontana da Dio, dal suo amore. Un’umanità che ha estremo bisogno della compassione e della misericordia di Cristo. La Vergine Maria, la donna per eccellenza del Sì al progetto del Padre che contempliamo nel mistero della presentazione del Figlio primogenito all’Eterno Padre, ci sostenga in questa missione per essere testimonianza pura e santa per la Chiesa e per il mondo.
Ci auguriamo, guardando all’esempio di Maria e dello sposo Giuseppe, di essere sale che dà sapore e luce che riscalda i cuori di tanti fratelli e sorelle segnati dalla fatica del vivere.
Mario Conti, Vicario Episcopale per la Vita Consacrata

