Buona Pasqua! È questo l’augurio che ci scambieremo in questi giorni. Lo faremo incontrandoci a Messa, ma anche salutandoci nei luoghi di impegno quotidiano. Ci scambieremo gli auguri al telefono; molti di noi lo faranno sui canali social ormai entrati nella quotidianità. Ma che significato hanno queste parole? Sono ancora un augurio legato alla nostra fede cristiana? Dicendo buona Pasqua cosa vogliamo realmente augurare?
Come è accaduto per il Natale, il calendario liturgico è stato sorpassato e sostituito dalla scansione inevitabile delle uova di cioccolata e delle colombe sugli scaffali dei grandi magazzini. Una celebrazione dell’acquisto a tutti i costi piuttosto che la memoria salvifica di un avvenimento. Ma la Pasqua cristiana ha un unico riferimento chiaro: il passaggio dalla morte alla vita del Signore Gesù.
I riti della Settimana Santa ci hanno preparato con la loro carica drammatica all’esplosione di gioia della Resurrezione. Siamo anche noi invitati a recarci di buon mattino al sepolcro, per sentirci dire Chi cercate? Non è qui, è risorto.
La Pasqua è passaggio, passare oltre, come suggerisce il significato della parola.
Gesù passa oltre la soglia della morte violenta sulla Croce e chiama anche noi a passare oltre, a entrare in un nuovo cammino di vita, allontanandoci da tutto ciò che mette un diaframma tra noi e Dio.
Stiamo vivendo in questi tempi drammatici un lungo Venerdì Santo, dove la violenza, la sopraffazione, il dolore dei piccoli e degli indifesi ha un posto centrale. Mettiamoci accanto ai dimenticati, a quelli di cui ormai i giornali non parlano perché l’informazione ha bisogno continuamente di novità. Proprio nell’oscurità di questo momento storico la nostra fede è ciò che può illuminare e muovere il nostro cuore alla condivisione, facendoci uscire dal disinteresse e dalla indifferenza.
Dire Buona Pasqua è dunque invitare a fare un passo in avanti, afferrati e sostenuti dalle mani del Risorto che ci attira a sé per essere anche noi uomini e donne della resurrezione.
+Roberto, Arcivescovo

