Carissimi fratelli e sorelle,
saluto ciascuno di voi e vi ringrazio per aver voluto essere presenti a questo appuntamento importante che vede riunite le Confraternite delle nostre diocesi di Oristano e Ales-Terralba. Non si tratta di un atto solo esteriore o formale, ma di una occasione nella quale insieme possiamo innanzitutto ribadire l’importanza della vocazione al cammino di confratelli dentro una specifica Confraternita legata alla vita parrocchiale. Come ho avuto occasione di dire altre volte, si tratta di una proposta di cammino cristiano importante e viene offerta a tante persone che possono trovare nella spiritualità della Confraternita il proprio modo di vivere il Battesimo. A ispirare la Confraternita c’è il riferimento a un titolo della Vergine (La Madonna del Rosario, l’Addolorata) o allo Spirito Santo oppure, più raramente, ad altri santi del calendario cristiano. L’intenzione è sempre quella di ispirare il cammino della Confraternita al Santo, facendone propria la spiritualità.
Il secondo aspetto importante è che si vive questa vocazione non in modo solitario, seppure sia chiaro che ciascuno deve rispondere per sé stesso con il proprio impegno, la propria adesione e decisione sia intima che esteriore; ma lo si fa in un modo comunitario, per questo la Confraternita ha anche una struttura, una organizzazione che le permette di essere agile nel proprio ruolo ed efficace nei propri compiti.
Un terzo aspetto che desidero sottolineare è che la Confraternita non è fine a sé stessa ma è in relazione stretta con il cammino della comunità parrocchiale e della comunità diocesana. Offre il suo apporto nelle varie celebrazioni, nelle ricorrenze, nelle feste e nei funerali, e manifestando in questo modo i diversi carismi nella Chiesa.
Oggi la liturgia della Parola offre alla nostra riflessione un testo tratto dalla prima lettera di San Pietro, con un passaggio a mio giudizio importante e molto opportuno in riferimento al cammino del Confratello nella Confraternita. San Pietro usa questa espressione: siate pronti a dare ragione della vostra speranza ma con ogni mansuetudine pazienza e amabilità (1Pt 3, 15-17). Il contesto di queste parole è riconducibile al momento in cui la comunità cristiana, e lo stesso Pietro, vivono la persecuzione da parte dell’Impero Romano che non capisce la fede in Cristo, la giudica pericolosa perché non adora le divinità proposte dal Pantheon romano. Si tratta dunque di un contesto difficile, pericoloso e fonte di grande preoccupazione. Al momento attuale, nel nostro contesto civile, siamo lontani dalla persecuzione cruenta; possiamo professare apertamente e liberamente la nostra fede. Ciò nonostante, riconosciamo che anche oggi la nostra fede è sottoposta a pressioni, a sfide, a movimenti culturali che vorrebbero marginalizzarla. Ecco allora che il testo di San Pietro ci esorta con forza a rispondere a questi momenti di difficoltà, a dare ragione della speranza che ci anima: la fede in Cristo. Questo significa che non abbiamo vergogna di dirci cristiani, di manifestarlo in modo anche visibile ed esteriore. Ecco la proposta della Confraternita: i confratelli si rivestono di un abito, usano segni esplicitamente cristiani, pregano con le preghiere della tradizione cristiana, spesso aiutano il sacerdote nella Celebrazione eucaristica. È chiaro che non si tratta di imporre agli altri la nostra fede ma, piuttosto, di conquistarli attraverso il comportamento corretto, le buone azioni, una vita esemplare per onestà. San Pietro, poi, continua la sua riflessione, aggiungendo che se noi come cristiani siamo criticati, questo avvenga non perché ci comportiamo male, perché allora le critiche e l’avversione al cristianesimo sarebbero giustificate, ma solo perché non si accetta la fede cristiana. Allora, attraverso il comportamento corretto, onesto, dice San Pietro noi possiamo “chiudere la bocca a quelli che ci criticano” facendo il bene. Questa è la nostra risposta.
Credo che la Confraternita e i membri della Confraternita debbano assumere questo stile di vita: facendo il bene rispondiamo a coloro che forse sono scettici su questo impegno, sulla nostra vocazione cristiana.
Chi potrà aiutarci in questo cammino? Di sicuro i Santi, la Madonna a cui la Confraternita è dedicata. Inoltre, il Vangelo ci presenta lo Spirito Santo. Lo spirito del Signore che ci aiuterà a conoscere in profondità il messaggio del Maestro, ci darà forza nelle difficoltà, ci ispirerà parole e modi di manifestare la nostra vocazione cristiana. Dobbiamo fare della preghiera allo Spirito Santo un elemento giornaliero della nostra preghiera. Solo così saremo aiutati a discernere bene le situazioni, ad agire, a decidere per il bene. Attraverso la presenza dello Spirito Santo si potranno anche superare i momenti di tensione e d’attrito che pure ci sono all’interno delle Confraternite, spesso con motivazioni non proprio spirituali, molto umane, create da gelosie, un errato senso del potere, poca aderenza allo spirito della Confraternita. Superiamo tutto questo con l’atteggiamento di carità, mettendo in pratica le proposte dello Statuto della Confraternita.
Cari fratelli e sorelle delle Confraternite, grazie del vostro contributo alla vita della Chiesa diocesana, prego per ciascuno di voi e chiedo la vostra preghiera per il mio ministero episcopale. Amen.
+ Roberto Carboni
Mogoro, 10 maggio 2026

