Accompagnare i minori nella costruzione della propria identità digitale

Temi di importante attualità al centro del convegno promosso dal Servizio Regionale Tutela Minori della Conferenza Episcopale Sarda

«Immagine, identità e vulnerabilità digitali del minore. Sviluppo dell’identità, accettazione di sé e strategie di prevenzione degli abusi tra diritto, sanità e tecnologia». Questo il tema del convegno interdisciplinare organizzato dal Servizio Regionale per la Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili (SRTM) della Conferenza Episcopale Sarda, in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Cagliari, svoltosi sabato 16 maggio nell’Aula «Aldo Marongiu» dell’Ordine degli Avvocati, nel Palazzo di Giustizia.

Al centro del convegno fenomeni di stretta attualità quali la fragilità, l’isolamento, la pedopornografia, lo sharenting (la pratica dei genitori di pubblicare costantemente foto, video e dettagli intimi sulla vita dei propri figli sui social media) e, naturalmente, l’intelligenza artificiale. Tutti fenomeni diversi, ma che incidono sulla costruzione dell’identità dei minori nell’era digitale.

Nel saluto iniziale, il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari, Matteo Pinna, ha evidenziato la necessità di appuntamenti come quello di sabato scorso: «È necessario confrontarsi per comprendere meglio fenomeni in continua evoluzione, con ricadute importanti sulla società, specie sui minori».

L’avvocata Valeria Aresti, coordinatrice regionale SRTM-CES, ha evidenziato come la questione abbia ormai superato i confini della semplice tutela dei dati personali: «oggi investe le condizioni attraverso cui il minore costruisce la propria identità personale. Non basta spiegare come usare una piattaforma: bisogna educare a comprenderne i meccanismi, gli algoritmi e gli effetti». Quanto poi all’intelligenza artificiale, «non crea la fragilità, ma può intercettarla, amplificarla o stabilizzarla», visto che sempre più giovani sostituiscono il confronto con genitori e coetanei con gli assistenti virtuali: il rischio concreto è che si rafforzino l’isolamento e la dipendenza e che crescano le distorsioni emotive.

Sul tema dei social network, Marco Pitzalis, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Cagliari, è stato molto esplicito: «Non sono più soltanto strumenti di comunicazione, ma sono diventati veri e propri ambienti di formazione dell’identità» e in un contesto segnato da precarietà, individualismo e legami familiari più deboli, l’adolescenza perde spazi di sperimentazione. La conseguenza è che «non si possono più commettere errori, perché resta traccia e l’immagine personale diviene così capitale sociale, misurato in visibilità, consenso e approvazione». Questi ultimi tre elementi sono diventati i principali parametri di valutazione degli individui.

Sullo sfondo resta però il vero elemento capace di dare risposte a una situazione di forte instabilità: il ruolo degli adulti. Genitori, insegnanti ed educatori hanno un compito essenziale: riconoscere segnali a volte impercettibili, come il ritiro sociale dei propri figli o la continua esposizione online, spesso seguita dal bisogno compulsivo di approvazione. Quando questa non arriva, possono emergere aggressività e calo del rendimento scolastico. La presenza educativa resta comunque lo strumento più efficace per intercettare questi segnali: seguire costantemente i propri figli è un’azione preventiva rispetto ai fenomeni che oggi si registrano.

Purtroppo, però, gli adulti contribuiscono al problema quando condividono online immagini dei figli fin dalla nascita. Una pratica che costruisce una traccia digitale permanente prima ancora che il minore possa scegliere come raccontarsi: è il cosiddetto sharenting.

Mons. Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales-Terralba, delegato della CES per la tutela dei minori, ha posto l’accento sull’impegno della Chiesa nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. «Il Servizio regionale, unitamente a quelli delle diocesi – ha detto – è impegnato nella promozione della tutela dei minori, segno evidente di come la Chiesa abbia a cuore la protezione dei più fragili, attraverso la formazione, la collaborazione con le istituzioni e la costruzione di prassi condivise». Da parte della Chiesa «nessuna minimizzazione, né omissioni né, tantomeno, ritardi», ha detto monsignor Carboni: «al contrario, c’è la volontà di rafforzare quotidianamente la cultura della prevenzione».

Nel corso del convegno sono state affrontate anche le ricadute sul fronte giudiziario delle azioni compiute ai danni delle persone in rete. Luisella Fenu, procuratrice del Tribunale per i minorenni di Sassari, ha evidenziato i reati più diffusi: diffamazione, revenge porn, stalking, violenza privata e diffusione di materiale pedopornografico. Reati che nascono spesso all’interno di relazioni affettive, dove lo scambio di immagini intime è percepito come parte del rapporto. «Quando queste relazioni cambiano – ha spiegato la procuratrice – molti ragazzi trasformano quei materiali in strumenti di ricatto». Alla base c’è soprattutto l’inconsapevolezza: i giovani non percepiscono la gravità delle proprie azioni né le conseguenze permanenti che il digitale può generare. La sfida non è più soltanto proteggere i minori, ma accompagnarli nella costruzione consapevole della propria identità digitale. In questo senso, la Procura minorile di Sassari porta avanti progetti nelle scuole, nei quali si analizzano e si simulano celebrazioni di processi legati ai reati commessi in rete: di fronte alle conseguenze reali di alcune azioni, i giovani prendono coscienza delle proprie responsabilità. Una buona prassi preventiva.

fonte: Servizio Regionale Tutela Minori – CES