La pubblicazione delle motivazioni della sentenza del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano della Sardegna sulla vicenda che ha coinvolto don Valerio Manca rappresenta un momento importante e doloroso per la Chiesa sarda.
Davanti a una vicenda così dolorosa, il primo pensiero va a chi ha portato per anni il peso di questa esperienza. A lui esprimiamo vicinanza, ascolto e rispetto, consapevoli della fatica che spesso accompagna il percorso che conduce una persona a trovare le parole per raccontare ciò che ha vissuto.
Questa sentenza richiama una consapevolezza essenziale: gli abusi, soprattutto quando maturano in contesti educativi e spirituali, non feriscono soltanto il corpo. Feriscono la fiducia, la coscienza, l’immagine di sé, il rapporto con gli altri e, talvolta, anche il rapporto con Dio. Quando l’abuso nasce dentro una relazione profondamente asimmetrica, segnata da autorità, dipendenza affettiva e fiducia tradita, la vittima può non riuscire subito a comprendere, nominare e raccontare ciò che sta vivendo. Per questo il silenzio non può mai essere liquidato con superficialità. Talvolta è proprio una delle conseguenze più profonde del trauma, della paura, della confusione e della solitudine.
Il Servizio Regionale per la Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili della Conferenza Episcopale Sarda ribadisce oggi un principio essenziale: la tutela non si esaurisce nelle procedure, ma richiede ascolto, formazione, responsabilità e capacità di riconoscere per tempo le situazioni di vulnerabilità. Chi ha vissuto esperienze di abuso, manipolazione o disagio in contesti ecclesiali non deve pensare di essere solo o di non poter essere creduto. È possibile parlare. È possibile chiedere ascolto. Ed è possibile farlo in spazi riservati, preparati ad accogliere con serietà e rispetto.
Per questo è importante che chiunque abbia vissuto, conosciuto o anche solo intercettato situazioni di abuso, disagio, manipolazione o condotte inappropriate in ambito ecclesiale non resti solo e non resti in silenzio. Chiedere ascolto non significa accusare senza discernimento, ma consentire che una situazione venga accolta, valutata e accompagnata nel modo giusto.
I Servizi diocesani per la tutela dei minori e i Centri di ascolto sono nati anche per questo: offrire un luogo sicuro a chi ha bisogno di raccontare, chiedere chiarimenti, segnalare una preoccupazione o essere accompagnato.
Il silenzio non protegge nessuno: ascoltare è il primo atto di tutela. La credibilità della Chiesa non cresce nella rimozione, ma nella capacità di riconoscere le ferite, fare verità e costruire ambienti realmente sicuri. Ogni passo che aiuta a rompere il muro della paura, delle sottovalutazioni e dell’omertà è un passo necessario: non contro qualcuno, ma a favore di una Chiesa più consapevole, più giusta e più capace di custodire i più fragili.
Il Servizio Regionale continuerà a lavorare nella prevenzione, nella formazione e nell’ascolto, perché la tutela non resti un principio dichiarato, ma diventi una responsabilità concreta nella vita delle comunità.
Avv. Valeria Aresti,
Coordinatrice del Servizio Regionale per la Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili (SRTM) della CES.
Per consultare la sentenza definitiva di prima istanza ⇒ MOTIVAZIONI della Sententia Poenalis PJ-Manca

