Domenica 25 gennaio la comunità parrocchiale di Solanas, guidata da mons. Maurizio Spanu, ha accolto l’Arcivescovo in occasione della visita pastorale. Un momento vissuto come vera festa, con la partecipazione attiva di tutta la comunità: il coro, i bambini, le famiglie, i fedeli che ogni settimana animano la vita della parrocchia.
L’ingresso dell’Arcivescovo è stato accompagnato dal canto Benedicat tibi Dominus, la benedizione che San Francesco rivolse a frate Leone, scelta particolarmente significativa nell’anno dell’ottocentesimo anniversario della morte del Santo di Assisi e in sintonia con la spiritualità francescana dell’arcivescovo.
In realtà, c’erano stati già alcuni momenti precedenti la domenica, quando l’Arcivescovo, in visita a Cabras, di cui Solanas è frazione, aveva benedetto le tombe in cimitero, dialogato coi ragazzi delle scuole e incontrato gli Amministratori comunali.
Il lunedì mattina, 26 gennaio, invece, è stato dedicato all’ascolto personale. In udienza privata, padre Roberto ha incontrato quanti hanno desiderato condividere con lui le luci e le fatiche della vita comunitaria, le domande aperte, le ferite e le speranze che attraversano il cammino di una piccola comunità. In serata, la Celebrazione eucaristica nella piccola chiesa di San Pietro ha riportato l’attenzione su uno dei luoghi più cari alla memoria collettiva del paese: un luogo semplice e raccolto, che in passato ha accolto il cimitero del paese e che ancora oggi custodisce il cuore della sua storia e della sua fede.
Nei giorni successivi la Visita pastorale si è intrecciata con la quotidianità. Particolarmente significativa è stata la visita alla scuola elementare di Solanas, dove l’Arcivescovo ha incontrato bambini e ragazzi. Un incontro che ha invitato a rileggere con occhi nuovi quella fascia di età spesso considerata marginale nella vita ecclesiale: proprio nei più piccoli emergono invece sogni, fiducia e domande autentiche, capaci di interrogare anche gli adulti.
Non sono mancati gli incontri con i malati e i sofferenti, vissuti con discrezione e rispetto. In queste visite silenziose si è resa visibile una Chiesa che si fa prossima, riconoscendo nel dolore e nella solitudine una testimonianza viva del Cristo sofferente, che continua a parlare attraverso la fragilità.
Giovedì si è svolta l’udienza pastorale pubblica durante la quale i parrocchiani hanno preso la parola per raccontare la propria esperienza di fede vissuta nella quotidianità. Attraverso le testimonianze di madri di famiglia, catechisti e fedeli impegnati nei diversi ambiti della vita parrocchiale, è emersa una Chiesa fatta di gesti semplici e concreti: la cura del bello come forma di servizio, il tempo donato alla liturgia e alle tradizioni popolari, l’accompagnamento dei più piccoli nel cammino del catechismo, ma anche fatiche, fragilità e domande che segnano il vivere la fede quotidiano. Un racconto autentico, che ha restituito il volto di una comunità viva, consapevole dei propri limiti ma desiderosa di continuare a camminare insieme.
La Visita pastorale è stata un tempo prezioso di conferma e di incoraggiamento per una comunità che talvolta si percepisce piccola e fragile. La presenza del Vescovo ha ricordato che nessuna realtà ecclesiale è marginale e che anche nei contesti più semplici può maturare una testimonianza autentica del Vangelo. È proprio nella prossimità, nell’ascolto e nella fedeltà quotidiana che le comunità trovano forza per continuare a generare speranza.
La Visita si è conclusa venerdì 30 gennaio con la Messa di chiusura. Nell’omelia, l’Arcivescovo ha lasciato un invito semplice e profondo: non temere la piccolezza né gli inizi modesti. Come il granello di senape, anche ciò che appare fragile e nascosto può crescere e fare la differenza, se custodito con fiducia e pazienza.
A cura di Valentina Contiero, pubblicato su L’Arborense n. 4 dell’8 febbraio 2026
Galleria fotografica (a cura di Daniela Caddeo e Valentina Contiero)













