Omelia per il Mercoledì delle ceneri

18-02-2026

Carissimi…

Vorrei scegliere alcune parole e alcuni segni fra quelli che caratterizzano il Mercoledì delle Ceneri e il Tempo di Quaresima.

Iniziamo con una parola che risuona spesso: conversione. A volte viene tradotta con penitenza. Questa parola italiana ha la sua radice nella parola greca metanoeite che vuol dire cambio di mentalità, di modo di pensare, ma anche cambiare totalmente la direzione della via: sto andando verso una direzione e cambio completamente verso un’altra. Cosa vuol dirci la Chiesa e la liturgia con questa parola-chiave del tempo di Quaresima? In primo luogo ci invita a verificare il nostro modo di pensare: domandarci, quindi, quali sono i criteri che guidano le nostre decisioni, le nostre azioni. Per esempio il profeta Gioele dice: laceratevi il cuore e non le vesti. Cosa significa? Che una religione solo esteriore non è gradita a Dio (lacerarsi le vesti come segno penitenziale…). Quello che il Signore vuole è qualcosa di più profondo: lacerarsi il cuore. Significa che a una pratica formale della Religione (partecipare ai riti solo per la visibilità sociale…) si deve sostituire un reale cambio nel modo di trattare gli altri, nel perdono, nella carità concreta. Ancora, dice Gesù: non praticate la vostra giustizia davanti agli uomini… È un invito a non fare azioni religiose solo per essere lodati dalle persone: vedi che generoso, che praticante, che bravo, che persona di preghiera, che pio

Naturalmente è cosa buona fare tutto questo purché la motivazione non sia la propria vanagloria, ma l’effettiva lode a Dio, il desiderio di entrare sempre più in relazione con Lui. Gesù poi continua dandoci altri esempi di cambio di mentalità. Oltre alla preghiera, indica il digiuno e l’elemosina.

Anche questi tre atteggiamenti fondamentali nel tempo di Quaresima possono essere vissuti come una pratica esteriore. Per questo motivo Gesù insiste che bisogna farli in segreto per non cercare l’applauso. Questa parola, segreto, nel vangelo di oggi è ripetuta molte volte: è come il luogo in cui possiamo incontrare Dio, liberandoci dalla tentazione di esibire, mostrare la nostra religiosità. Siamo chiamati dunque a coinvolgere il corpo: con il digiuno. Riscopriamo il digiuno, allora, per togliere qualcosa al nostro corpo e riempire l’anima di nutrimento spirituale. Questo è il punto di partenza, poi va bene tutto il resto: rinunce, meno televisione, meno telefonini, meno navigazione al computer. Il digiuno diventi una formazione del proprio cuore, un amore a sé stessi, inseparabile dalla preghiera (amore verso Dio) e dalla carità (amore verso il prossimo). Insieme sono il trittico necessario per la nostra conversione. Riscopriamo l’elemosina come dare qualcosa di noi stessi, non solo soldi, ma tempo, affetto, attenzione, considerazione, intelligenza.

Riscopriamo la preghiera, non tanto nel dire molte formule, quanto dedicare del tempo al nostro rapporto con Dio, a leggere la realtà lasciandoci guidare dalla presenza di Dio in noi. Questo è il tempo favorevole per aprire veramente la nostra vita a Dio, questa è l’occasione per respirare a pieni polmoni la nostra salvezza. Un’altra parola-chiave di questo giorno è cenere. Qual è il significato biblico del segno delle ceneri? Anzitutto le ceneri sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…  (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere (Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell’uomo, simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27). Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere (Gio 3,5-9).

Siamo dunque chiamati a vivere il gesto dell’imposizione delle Ceneri non come un rito magico ma come un rito che rimanda a realtà più profonda, al ritorno alla verità di noi stessi (quello di cui siamo fatti) per poter meglio leggere la nostra realtà, le cose a cui dobbiamo dare importanza. Il peccato di Adamo è stato quello di non riconoscere la propria creaturalità, essere come Dio, senza Dio, contro Dio.

Un altro elemento che caratterizza questo giorno e il tempo di quaresima è il colore viola. Un colore bellissimo tra l’altro, che nella liturgia della Chiesa è associato al tempo liturgico dell’Avvento e della Quaresima. Un Colore penitenziale rispetto al bianco, all’oro, al rosso. Un invito anche a ricordarci che il nostro corpo, i nostri sensi devono partecipare di questa tensione di preparazione alla festa di Pasqua, alla Resurrezione di Gesù: in passato il viola era legato alla potenza e ricchezza dei sovrani, tuttavia nel corso dei secoli è stato man mano associato alla penitenza, ricordando un momento particolare della passione di Cristo. Questo suo significato è in parte legato al racconto dei Vangeli secondo cui i soldati romani, dopo la flagellazione, lo schernirono chiamandolo Re dei Giudei e vestendolo con un mantello porpora tendente al viola. È quindi da questo momento che l’adozione del colore viola nei paramenti vuole evocare quello che era il dolore e la sofferenza di Cristo prima della sua crocifissione. È a partire dal Messale Romano del 1570, passando per il Concilio di Trento, che il viola viene definitivamente fissato come colore della Quaresima, ma anche dell’Avvento. Il viola, in base al periodo di riferimento è segno di penitenza, ma anche e soprattutto preparazione al momento culminante della vita di Cristo.

Ecco allora, che attraverso queste parole conversione, cenere, color viola possiamo meditare su questo nostro inizio di Quaresima.

+ Roberto, Arcivescovo