Confratelli nel sacerdozio, distinte Autorità Civili e Militari, signor Sindaco di Oristano, fratelli e sorelle,
la celebrazione liturgica del martire Archelao, Patrono della città di Oristano, è occasione privilegiata per incontrarci come comunità ecclesiale e civile, qui rappresentata in questo intreccio di appartenenze, dai fedeli e dalle Autorità presenti e dai tanti cittadini, uomini e donne qui convenuti.
La vocazione cristiana è vita vissuta, non solo celebrazione o preghiera, ma attiva presenza nella società, portando nel proprio ambito di lavoro la propria fede e l’ispirazione che viene dal vangelo. Ecco perché, anche nel contesto dell’odierna celebrazione liturgica, è opportuno riflettere certo sulla Parola di Dio per rendere il nostro cammino cristiano sempre più ispirato dalle parole di Gesù come credenti e come cittadini sul cammino che si sta facendo, ma anche lasciare che la Parola del Signore illumini il nostro presente, la nostra storia.
L’occasione è data dalla venerazione a Sant’Archelao: come sappiamo una figura lontana da noi nel tempo; la sua esperienza cristiana e umana si è svolta in contesti ben diversi dal nostro; al tempo stesso avvertiamo che il suo messaggio e la sua testimonianza sono ancora attuali. Egli è presente, come possono esserlo gli amici di Dio che non hanno età. La sua testimonianza martiriale è un invito a invocarlo come eroico testimone, che seppe mostrare il coraggio della verità fino a dare la sua vita.
A questo siamo chiamati dalla testimonianza di Sant’Archelao: al coraggio della verità e al dono di noi stessi. Alla sua intercessione vogliamo affidare la città di Oristano e la Arcidiocesi Arborense. Qui portiamo le fatiche e anche le preoccupazioni di questo tempo. La cronaca italiana, ma anche quella della nostra Isola e della nostra città e provincia, fa risuonare il campanello di allarme circa la violenza, spesso gratuita e motivata da futili motivi, che gli adolescenti e i giovani scatenano.
Cosa sta succedendo? Perché basta così poco per scatenare violenze che non di rado hanno conclusioni tragiche? Spesso basta una parola, una foto sul cellulare, un apprezzamento, per suscitare reazioni di violenza inaudita e di aggressioni fisiche.
La domanda che ci facciamo è: quale ruolo e che compito hanno le agenzie educative (famiglia, scuola, società, chiesa) per orientare l’aggressività e insegnare uno stile diverso nell’affrontare i conflitti? Non ci nascondiamo che la Sardegna affronta un abbandono scolastico importante da parte dei giovani, che i luoghi di incontri legati alla comunità ecclesiale sono in crisi: tutto questo si riflette sull’educazione, sullo sviluppo sociale, sulla progettazione futura, sul lavoro.
Ancora una volta ci viene chiesto di ascoltare i giovani, anche nel loro disagio, nelle loro richieste, nel capire anche la loro aggressività, senza farci troppo tentare dal dettare regole e basta. Bisogna ristabilire un dialogo, un contatto. In questo lo sforzo che la Chiesa diocesana fa per creare luoghi di incontri, l’oratorio, va in questa direzione. Riconosco che anche i responsabili della comunità civile collaborano a questo, ma si tratta di un impegno da rendere quotidiano e stabile.
Molti di noi hanno sperimentato nell’incontro con i ragazzi, che loro accettano il confronto con quegli adulti dai quali si sentono amati e accompagnati, e non classificati e giudicati. Se facciamo proposte esigenti, prima di tutto devono vederle incarnate nella nostra vita per farle proprie. Ma le famiglie, e lo dico senza volerle colpevolizzare, sono spesso l’anello debole di questo possibile circolo virtuoso, perché portano il peso sempre più insostenibile di una responsabilità che molte di esse non riescono a gestire, o perché sono il collettore di problemi più grandi: mancanza di lavoro, aggravata dalla chiusura di molte attività, separazioni sempre più frequenti, con conseguente impoverimento, che spesso significa carenza abitativa, alimentare, educativa.
Cari fratelli e sorelle, non vi sembri distante questa riflessione dal motivo della celebrazione in onore di Sant’Archelao. Egli aveva a cuore la comunità cristiana del suo tempo e cercava di rispondere anche lui alle parole di Gesù che chiedeva ai suoi discepoli, di fronte alla moltitudine affamata: Quanti pani avete? Date voi stessi da mangiare! (Mt 14, 13-21). Vogliamo tenere aperte le porte del nostro cuore perché le persone si sentano accolte. La vostra presenza, sig. Sindaco e distinte Autorità, è segno importante ed eloquente di una collaborazione nel segno dell’accoglienza e nella ricerca insieme del bene comune.
Concludo questa riflessione ringraziando tutti coloro che nella comunità si adoperano per il bene di tutti, e penso proprio alle Autorità qui presenti. Vogliamo pregare per loro e invocare su questa città di Oristano e su tutta la nostra Arcidiocesi la protezione di Sant’Archelao. Amen.
+ Roberto, Arcivescovo
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