Liturgia dei defunti. Da dieci anni nella Chiesa italiana viene usato un testo con nuove preghiere e riti

Un libro liturgico che esprime la fede nella resurrezione

La pubblicazione della seconda edizione in lingua italiana del Rito delle Esequie, pubblicato per le diocesi italiane oltre dieci anni, si pose nel solco dell’impegno della CEI per favorire e diffondere una capillare applicazione della Riforma liturgica voluta dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Dopo una prima fase, dedicata alla semplice traduzione dei libri liturgici dalla loro edizione tipica latina, a partire dal 1983 si è concretizzata una particolare attenzione alla questione dell’adattamento. La seconda edizione del Rito delle Esequie in lingua italiana, pubblicata alcuni decenni dopo la prima edizione (1974), risponde alla diffusa esigenza pastorale di annunciare il Vangelo della risurrezione di Cristo in un contesto culturale ed ecclesiale caratterizzato da profondi e significativi mutamenti.

Una delle situazioni nelle quali oggi la Chiesa è chiamata a vivere l’afflato missionario è, infatti, quella che riguarda la morte di fratello o di una sorella, evento ricorrente nella vita della comunità parrocchiale. Il Rito delle Esequie da sempre intende essere un annuncio pasquale, risponde cioè a un preciso interrogativo: come si pone il Signore Gesù dinanzi al mistero della morte? Numerosi sono gli adattamenti di natura rituale (ma anche nel testo) introdotti nella seconda edizione italiana. Faccio qualche esempio: c’è una prima novità (di ordine rituale e testuale) proprio nel I capitolo (I parte) che va sotto il titolo eloquente: Visita alla famiglia del defunto. Un paragrafo non presente nell’edizione scorsa: interessante la premessa a tale momento di preghiera (n. 26).

Il primo incontro con la famiglia è un momento particolarmente significativo e carico di emozione. Diventa, infatti, per il parroco un momento di condivisione del dolore, di ascolto dei familiari colpiti dal lutto, di conoscenza di alcuni aspetti della vita della persona defunta in vista di un corretto e personalizzato ricordo durante la celebrazione delle esequie. In alcuni casi può essere anche un momento per preparare o indicare il senso dei vari riti esequiali. Sempre nel I capitolo troviamo una seconda novità. Il paragrafo precedentemente chiamato Preghiera per la deposizione del corpo del defunto nel feretro diventa, molto più efficacemente, ora Preghiera alla chiusura della bara. La sequenza rituale è stata rivista e arricchita.

Ora si vuole sottolineare e leggere alla luce della parola di Dio e della speranza cristiana, un momento molto delicato e doloroso quale quello della chiusura della bara, quando il volto del defunto scompare per sempre dalla vista dei familiari. Nella celebrazione del funerale, arricchimento significativo è una più vasta e varia proposta di esortazioni per introdurre il rito dell’ultima raccomandazione e commiato.

Un rito delicato e suggestivo che, come si legge nelle Premesse Generali, costituisce l’ultimo saluto rivolto dalla comunità dei fedeli a un suo membro, prima che sia portato al luogo della sepoltura. Il nuovo rituale offre 12 proposte (esortazioni) che possono essere lette o adattate. Sempre in questo capitolo sono da segnalare ancora tre adattamenti. Il primo consente di pronunciare parole di cristiano ricordo del defunto. Il secondo risponde riguarda la conclusione del rito: Il rito dell’ultima raccomandazione e del commiato si conclude sempre con la benedizione. Se il sacerdote (o il diacono) accompagna processionalmente il feretro al cimitero non congeda l’assemblea, ma aggiunge: Benediciamo il Signore. Il terzo è l’introduzione, al termine dei riti di tumulazione al cimitero, di due formule alternative di conclusione.

Proseguendo nella presentazione dell’ultima traduzione Cei del Rituale delle Esequie, mi pare significativo sottolineare l’inserimento della possibilità di utilizzare le Litanie dei Santi nelle processioni dalla casa alla chiesa parrocchiale e dalla chiesa al cimitero.

Le litanie hanno la funzione di richiamare il santo Battesimo, momento nel quale all’inizio della vita cristiana il fedele è accompagnato e sostenuto nel cammino del discepolo di Cristo, di cui i santi sono stati splendidi testimoni, fino al termine del giorno alla conclusione del percorso, dalla Chiesa dei fratelli sulla terra alla Chiesa celeste in compagnia dei fratelli maggiori (i santi appunto): è un percorso non solo simbolico ma esistenziale e teologico.

Del capitolo IV definito Esequie nella cappella del cimitero mi piace segnalare la ricca proposta di formulari per la preghiera dei fedeli, ben sette. Tre sono ripresi dal rituale precedente, quattro sono di nuova composizione. È infine da segnalare che nella II edizione non compare più il cap. V dell’edizione precedente: Esequie nella casa del defunto. Molto opportunamente i nostri vescovi hanno ritenuto questa possibilità estranea alla consuetudine italiana, evidenziando anche un concreto rischio di sottolineare una certa privatizzazione circoscritta al solo ambito familiare, di un momento che, invece, ha una grande valenza comunitaria, sia sociale che cristiana.

Ma la vera novità di questa II edizione del rituale si trova nella parte conclusiva del libro, dedicata alle Esequie in caso di cremazione. Articolata in tre capitoli, nel luogo della cremazione; Monizioni e preghiere per la celebrazione esequiale dopo la cremazione, in presenza dell’urna cineraria e Preghiere per la deposizione dell’urna; è assai interessante notare che la Chiesa, anche se non si oppone alla cremazione dei corpi quando non viene fatta in odium fidei (cioè nel disprezzo della fede cristiana), continua a ritenere la sepoltura del corpo dei defunti la forma più idonea a esprimere la fede nella risurrezione della carne, ad alimentare la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati, da questo mondo al Padre, e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici.

Questa parte è preceduta da un’introduzione, nella quale vengono segnalati i cambiamenti sociali di questi nostri tempi, ma vengono anche offerte indicazioni di carattere pastorale. La celebrazione delle esequie deve, di norma, precedere la cremazione: eccezionalmente i riti previsti, nella cappella del cimitero o presso la tomba, si possono svolgere nella stessa sala crematoria, evitando ogni pericolo di scandalo e l’introdursi di consuetudini estranee ai valori della tradizione cristiana. È raccomandata anche la processione del feretro al luogo della cremazione. Di grande interesse l’affermazione che la cremazione si ritiene conclusa con la deposizione dell’urna nel cimitero, da leggersi come conseguenza di quanto affermato a proposito della prassi poco cristiana di spargere le ceneri in aria o nei corsi d’acqua o anche di conservarle in luoghi diversi dal cimitero (per esempio nelle case). Tale prassi infatti solleva non poche perplessità sulla sua piena coerenza con la fede cristiana, soprattutto quando sottintende concezioni panteistiche o naturalistiche. La II edizione italiana del Rito delle esequie entrò in vigore il 2 novembre 2012.


A cura di Antonino Zedda, cerimoniere diocesano