Solanas: il saluto della comunità parrocchiale all’Arcivescovo

Eccellenza Reverendissima, a nome della nostra comunità parrocchiale le do il benvenuto. La ringraziamo per la sua presenza tra noi: è un segno concreto di quella Chiesa che non rimane a distanza, ma cammina, visita, ascolta.

Siamo una piccola realtà che si impegna ogni giorno ad esserci, a custodire i legami e a camminare insieme, anche nella fatica, nel nostro poco, con il desiderio sincero di restare fedeli al Vangelo nella vita concreta. La nostra comunità è affidata a San Pietro, l’apostolo che ha conosciuto il limite, la fragilità e la misericordia. Pietro ci insegna che la fede non è una posa da mantenere, ma una vita da lasciar trasformare; non l’apparenza della giustizia, ma la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si vive.

Come quando Anania e Saffira vengono richiamati per la menzogna, non per ciò che non hanno condiviso con gli altri. È la mancanza di verità che ferisce la comunità, quando la libertà diventa una rappresentazione e il “noi” si svuota di significato. A questa pagina così forte si affianca quella di San Paolo, che ricorda alle comunità che la
libertà cristiana trova il suo senso pieno nel servizio reciproco e nell’amore concreto del prossimo, dove tutta la legge trova compimento. Oggi siamo circondati da false libertà che si presentano come autonomia o diritto, e talvolta persino come bene, ma che in realtà evitano la responsabilità e il servizio. Sono libertà che permettono di
decidere senza rispondere, di parlare di comunione senza viverla davvero. La Parola ci aiuta a discernere: quando una libertà non genera carità concreta, trasparenza e cura dell’altro, non è libertà evangelica. La libertà cristiana, invece, si riconosce perché costruisce comunità e chiede coerenza tra ciò che diciamo e ciò che viviamo.

Le prime comunità cristiane non erano perfette. Hanno conosciuto tensioni, divergenze, persino separazioni. Gli stessi Pietro e Paolo hanno camminato su strade diverse. Eppure, non hanno mai smesso di essere Chiesa, perché ciò che li teneva uniti non era l’uniformità, ma la fedeltà a Cristo e l’amore concreto per i fratelli.

Questo è il desiderio della nostra comunità: vivere una libertà che non sia un pretesto, una fede che non abbia bisogno di maschere, una coerenza che generi legami, responsabilità e servizio reciproco. La sua visita pastorale, Eccellenza, per noi è un invito a verificare questo: se ciò che diciamo come Chiesa coincide con ciò che viviamo, se la nostra libertà costruisce davvero comunità, se il nostro modo di essere cristiani passa dalla carità concreta. Affidiamo questo cammino a San Pietro, nostro patrono: non l’apostolo impeccabile, ma l’uomo reso saldo dalla verità che libera. Grazie per essere qui con noi. La accompagniamo con la preghiera e con il desiderio di essere una comunità sempre più coerente, libera e fedele al Vangelo.