Milis. La parrocchiale rinnovata si prepara alla storica dedicazione della chiesa e dell’altare

La comunità di Milis si prepara a vivere un momento storico e profondamente significativo: il prossimo 18 marzo verrà celebrato dall’Arcivescovo Roberto il solenne rito della dedicazione della chiesa parrocchiale e del nuovo Altare. Un evento particolarmente importante perché – secondo quanto riportano gli archivi parrocchiali – questa antica chiesa, pur risalendo al XVI secolo, non è mai stata ufficialmente dedicata.

Il rito arriva al termine di un ampio intervento di restauro e di adeguamento liturgico che ha interessato l’intero edificio sacro, restituendo alla comunità un luogo rinnovato nella bellezza, più pienamente conforme al significato liturgico degli spazi, ma profondamente rispettoso della sua storia così antica. I lavori sono iniziati il 7 gennaio 2026 e si concluderanno il 15 marzo.


Un progetto condiviso tra istituzioni e comunità

Tutti i lavori, sia interni sia esterni, sono stati progettati dall’architetto Maria Grazia Serra, che ha guidato, in dialogo con mons. Carboni, il consiglio pastorale parrocchiale e la Soprintendenza dei Beni Culturali, il processo di riqualificazione con grande attenzione alla storia e all’identità della chiesa.

Gli interventi esterni sono stati realizzati grazie a un finanziamento congiunto tra la Regione Sardegna e il Comune di Milis, con una partecipazione economica suddivisa al 50% tra i due enti. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta Trowel. Diversa la situazione per gli interventi interni, che hanno richiesto una spesa più consistente e sono stati interamente sostenuti dalla parrocchia. Si tratta del frutto di quasi quattro anni di impegno, sacrifici e risparmi da parte della comunità. I lavori sono stati realizzati dalla ditta Desogus Marmi, con sede a Elmas.


Il restauro della facciata

I lavori hanno interessato innanzitutto l’esterno della chiesa. La facciata è stata oggetto di un attento intervento di riqualificazione: è stato restaurato l’antico rosone di trachite rossa, elemento caratteristico dell’edificio e sono stati recuperati e consolidati architravi, porte e portoni, riportati alla loro originaria dignità. Il portone centrale, restaurato, risale al 1933, mentre i due portoni laterali – anch’essi restaurati – si sono rivelati ancora più antichi, risalenti all’Ottocento.

È stato inoltre rinnovato il colore della facciata e sono state realizzate nuove copertine, poiché quelle antiche risultavano ormai fortemente erose dal tempo. Anche la croce sommitale è stata oggetto di riqualificazione. Un particolare significativo della facciata è l’antico architrave sopra il portone centrale, sul quale è inciso il monogramma IHS (Gesù Salvatore degli uomini). Poiché la scritta sta progressivamente scomparendo a causa del tempo, si è voluto riproporre questo stesso simbolo anche nel nuovo altare.


Il nuovo pavimento e la simbologia

All’interno della chiesa uno degli interventi più evidenti è il rifacimento del pavimento. Il precedente pavimento in cotto è stato sostituito con uno in marmo, scelto non solo per ragioni estetiche ma anche per il suo valore storico, prima dell’intervento degli anni 80, c’era proprio il marmo.

Il materiale principale è il biancone di Orosei, impreziosito da inserti di rosso Alicante. Nel presbiterio è stato riproposto il motivo del modello a scacchiera ottagonale, già presente nella chiesa prima degli interventi degli anni Ottanta, in un gioco originale tra il bianco di Orosei e il rosso Alicante.

Al centro della navata è stato realizzato una sorta di tappeto marmoreo composto da sette quadrati rossi, che richiamano simbolicamente i sette giorni della creazione e l’alleanza tra Dio e l’uomo, tema centrale della storia della salvezza.


Il nuovo altare e il presbiterio

Cuore del rinnovamento liturgico è il nuovo Altare di Marmo di Carrara, progettato con una simbologia semplice ma significativa. Sul lato rivolto al celebrante è incisa una croce latina: al suo interno verranno collocate le reliquie di San Carlo Acutis e di San Sebastiano.

Sul lato rivolto all’assemblea è invece scolpito un basso rilievo, arricchito da un prezioso marmo, con il monogramma IHS, simbolo eucaristico che richiama volutamente quello presente sull’architrave della facciata.

Nel presbiterio sono stati inoltre realizzati: la sede del presidente, collocata al centro; il nuovo ambone, costruito utilizzando sia marmi nuovi sia marmi antichi, recuperati dagli smontaggi degli anni Ottanta. La lastra centrale dell’ambone, proveniente dagli arredi smontati in precedenza, presenta un motivo floreale, simbolo della vita nuova e della risurrezione, a indicare che dalla Parola di Dio sgorga la promessa della vita eterna.

È stato fatto un ulteriore intervento: al centro del muro del presbiterio c’era una grande finestra che è stata trasformata in una nicchia per accogliere San Sebastiano, il patrono della Chiesa.


La cappella del Santissimo

È stata inoltre realizzata la cappella del Santissimo Sacramento, recuperando il vecchio tabernacolo dell’altare maggiore. Il marmo originario è stato conservato e impreziosito da una nuova porticina in argento dorato, realizzata riprendendo il disegno di quella antica. Questa porta è stata benedetta il 4 marzo 2026 da Papa Leone XIV, conferendo ulteriore valore spirituale a questo segno eucaristico.


Luce, colori e memoria della storia

Anche il colore interno della chiesa è stato rinnovato: il precedente tono crema è stato sostituito con una tonalità più luminosa e sobria, pensata per valorizzare la luce naturale e sottolineare la sacralità dello spazio liturgico. Rinnovato l’impianto delle luci e l’impianto elettrico.

Nel presbiterio tornerà inoltre al suo posto originario una gemma pendula, restaurata e ricollocata sopra l’arco trionfale. L’opera raffigura la Madonna con il Bambino; un dettaglio particolarmente suggestivo mostra la mano del Bambino Gesù posata sul cuore di Maria, tenera immagine della relazione tra madre e figlio.


Recuperi e restauri

Tra gli interventi di recupero più significativi vi è la ricollocazione delle antiche acquasantiere, ritrovate tra i marmi smontati negli anni Ottanta e oggi restaurate e riportate in chiesa. Anche il fonte battesimale è stato restaurato e ricollocato all’ingresso, nella posizione originaria. Una scelta che restituisce pienamente il suo significato teologico: il Battesimo come porta della fede, ingresso nella vita della Chiesa. Sono state inoltre predisposte le quattro croci di dedicazione, che durante il rito solenne verranno unte con il sacro Crisma, e una targa commemorativa che conserverà per sempre la memoria della dedicazione della chiesa e dell’Altare.


Una comunità che si prepara da mesi

La comunità parrocchiale si prepara da molti mesi a questo evento straordinario. Sono stati organizzati incontri di formazione per approfondire il rito della dedicazione della chiesa e il significato spirituale dei luoghi liturgici. Anche bambini e giovani hanno vissuto momenti di preparazione specifica durante gli incontri di catechesi, per comprendere il valore di questo momento per la vita della comunità.

Dal punto di vista liturgico, da diverse settimane, durante le Messe del sabato vengono proposte prove dei canti per la celebrazione del 18 marzo, affinché tutta l’assemblea possa partecipare attivamente alla liturgia con il canto e dei video illustrativi con le varie parti del Rito. Nel frattempo, tutti i gruppi parrocchiali, insieme a un comitato organizzatore e alle associazioni del paese, stanno collaborando con grande generosità per preparare sia la celebrazione solenne sia il momento di fraternità che seguirà.


Chiesa giubilare per otto giorni

Un ulteriore segno di grazia accompagna questo evento: dal 18 al 25 marzo, per concessione di Papa Leone XIV, la parrocchiale di Milis diventerà come una chiesa giubilare. Attraversando la porta della chiesa, partecipando al rito di dedicazione e secondo le condizioni stabilite dalla Chiesa, i fedeli potranno ottenere l’indulgenza plenaria per sé e per i propri defunti.


Veglia, celebrazione e diretta televisiva

La solenne celebrazione del 18 marzo sarà preceduta la sera del 17 marzo da una veglia di preghiera nella chiesa di Santa Vittoria, durante la quale verranno accolte le reliquie dei santi Sebastiano e Carlo Acutis. Sarà anche possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione, grazie alla presenza di diversi sacerdoti della Forania.

La celebrazione della dedicazione sarà inoltre trasmessa in diretta televisiva su Teleregione Live Sardegna (canale 88 del Digitale terrestre), per permettere anche ai malati e a chi non potrà essere presente di partecipare spiritualmente a questo momento.


La presentazione ufficiale dei lavori

La presentazione ufficiale dei lavori avverrà sabato 28 marzo, alla vigilia della Domenica delle Palme. Durante l’incontro verranno illustrati alla comunità i principali interventi realizzati.

La serata si concluderà con un concerto di canti di giubilo, con la partecipazione del Coro La Vega di Milis, del coro parrocchiale di Milis insieme al coro parrocchiale di Narbolia e del coro Studium Canticum di Cagliari.


Un evento storico per Milis

Dopo secoli di storia, la chiesa parrocchiale di Milis si prepara dunque a vivere un momento unico, tanto atteso e preparato con cura: essere finalmente dedicata a Dio. Sarà un momento di grande gioia per la comunità di Milis: dopo i lavori di restauro e di adeguamento liturgico, la parrocchiale si presenta oggi rinnovata nella bellezza e nella sua funzione più profonda, quella di casa di Dio e casa del popolo, luogo nel quale la fede continua a essere celebrata e trasmessa di generazione in generazione.

Don Antonello Angioni, parroco