La Visita Pastorale a Nuragus: cronaca e foto

La parrocchia Santa Maria Maddalena, tra domenica 8 giugno, solennità del Corpo e Sangue di Cristo, e sabato 13 giugno, memoria di Sant’Antonio da Padova, ha vissuto la Visita pastorale.

E non lo ha fatto nella forma del richiamo ufficiale, straordinario e solenne, all’appartenenza istituzionale alla Chiesa arborense ma lo ha fatto in quella dell’esperienza profonda di fede, professata e incarnata, di speranza proclamata e testimoniata, di carità dichiarata ed esercitata. Una settimana di Grazia in cui il centro del Sarcidano, appartenente al Vicariato foraneo Nostra Signora del Sacro Cuore, ha accettato la sfida lanciata dal parroco a essere Galilea delle genti, in genere, e Nazareth, in specie. Padre Roberto, come annunciato e promesso nella Lettera pastorale Oggi devo fermarmi a casa tua, ha sostato nei luoghi (chiese, scuola, palazzo comunale, comunità integrata, case, strade), nei tempi (sia al mattino che al pomeriggio, talvolta anche nella notte) e nei modi (celebrazione Eucaristica, processione Eucaristica, ascolto e confessioni, catechesi, veglia di preghiera, incontri tematici) del nostro essere e fare Comunità, non compiuti ma perfettibili, non ancora consolidati ma già preziosi.

I nuraghesi, da subito, hanno interpretato la sosta come un’opportunità di crescita, personale e comunitaria, e si sono messi in moto con decisione e creatività. Il Pastore arborense ha testimoniato, in lungo e in largo, con le parole e con le azioni, la Chiesa che generosamente si dona, che caparbiamente vuole restare accanto all’umanità, che prima ascolta e poi parla. Il popolo nuraghese, particolarmente sensibile agli insegnamenti dei profeti dei nostri tempi (mons. Tonino Bello, card. Carlo Maria Martini, Papa Francesco, mons. Domenico Battaglia…), ha apprezzato la forma mentis e il modus operandi della proposta e ha garantito una partecipazione numerosa e fattiva. Il vescovo francescano ha mosso alla consapevolezza e corresponsabilità comunitaria e ha incoraggiato a prendere il largo: ha apprezzato il tanto e buono che si è fatto, ha suggerito di perseverare nel cammino intrapreso, ha invitato ad andare oltre per volare alto, verso gli altri e l’Altro.

La parrocchia piccola, nei numeri, e povera, nelle strutture, si è rivelata, in primis a sé stessa, significativa per i progressi compiuti, per le conquiste ottenute e per il desiderio, sincero e ostinato, di vivere il Vangelo in autenticità. Padre Roberto ha ringraziato don Patricio per il suo stare, generoso e discreto, in mezzo alla porzione di popolo di Dio da lui affidatagli, per l’essere segno di una presenza che non abbandona, per l’essere uomo di poche parole ma di Parola. Il parroco, in coerenza con il suo essere e fare il sacerdote, ha pensato e curato ogni aspetto, materiale e immateriale, liturgico e catechetico, sociale e conviviale, della Visita. Inoltre, in perfetta sintonia organizzativa con don Marco Ruggiu, infaticabile segretario della Visita pastorale, ha fatto in modo che niente venisse lasciato al caso ma tutto confluisse in un unico, e provvidenziale, disegno d’Amore per la comunità. Don Patricio, inoltre, insieme alla propria famiglia parrocchiale, e in adesione al modello di Chiesa che non auto-conserva ma genera, ha donato all’Arcivescovo l’opera omnia del card. C. M. Martini.

Sono stati giorni intensi in cui la comunità non ha consegnato a padre Roberto una cartolina ideale ma una ricca sintesi di volti (di bambini, di anziani… di Umanità), sguardi (fissi, sfuggenti, complici… di Ricerca), voci (in canto, in preghiera di supplica e di ringraziamento, in ascolto… in Dialogo), storie (legate al passato, proiettate al futuro, di leggerezza, di pesantezza, di successi, di fallimenti… di Vita).

Sono stati giorni frenetici e, al contempo, lenti in cui la parrocchia non ha rispettato un cronoprogramma di attività, ma ha accolto un invito a investire il tempo donato e a mettere in relazione anime, menti, cuori verso il Noi. L’Arcivescovo ha accolto con attenzione e rispetto quanto condiviso e ha assicurato che d’ora in poi Nuragus sarà molto più di un toponimo nella cartografia arborense, e non verrà ricordato solo per l’annuale e amatissima festa popolare di Sant’Elia.

Nuragus, per padre Roberto e don Marco, sarà memoria di una comunità che seppur segnata dalla crisi demografica vanta un’importante vivacità imprenditoriale, come emerso nell’interessante incontro con il mondo del lavoro, una comunità originale che si mette in gioco alla Scuola del Vangelo, come emerso negli incontri con bambini e anziani, una comunità che cerca di rialzare gli ultimi e inquietare i tranquilli, come emerso nelle liturgie e paraliturgie.

Nuragus è davvero riconoscente per una visita che ha illuminato, guidato e sostenuto: il ringraziamento è stato affidato all’adorazione di mercoledì 17 giugno. E, soprattutto, Nuragus è una comunità impegnata a valorizzare quanto vissuto e ricevuto: già le proposte estive esprimeranno il desiderio di sperimentazione per crescere, cambiare, fare sempre meglio.

Pubblicato su L’Arborense n. 23 del 5 giugno 2026


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