Stemma

Per lo stemma di S.E. Mons. Ignazio Sanna è stato scelto uno scudo di foggia sannitica, classica e frequentemente usata nell’araldica ecclesiastica e una croce patriarcale “trifogliata” in oro, con cinque gemme rosse a simboleggiare le gloriose piaghe di Cristo.

Blasonatura:
“Tagliato: nel 1° di argento, a tre spighe di grano naturale e al tralcio di vita, fruttato e fogliato dello stesso, posti in decusse; nel 2° di azzurro, a due barelle ondate di argento in punta, sovrastate da una stella dello stesso e alla bordura di oro, caricata di tredici fiamme di rosso”.

Il Motto: Deus Caritas Est (1Gv 4,16).
Le parole tratte dalla Prima Lettera di San Giovanni Apostolo, sono un chiaro riferimento alla prima Enciclica del Santo Padre Benedetto XVI.

Interpretazione:
Gli ornamenti esterni caratterizzanti lo stemma di un Arcivescovo Metropolita oltre i venti fiocchi verdi pendenti ai due lati dello scudo, sono la croce arcivescovile ed il pallio.
Tale croce detta anche “patriarcale”, a due bracci traversi, identifica appunto la dignità arcivescovile: infatti nel XV secolo, essa fu adottata dai Patriarchi e, poco dopo, dagli Arcivescovi. Alcuni studiosi ritengono che il primo braccio traverso, quello più corto, volesse richiamare il cartello con l’iscrizione “INRI” posta sulla Croce al momento della Crocifissione di Gesù.

Il pallio, indossato attorno al collo e poggiante sulle spalle e sul petto, sopra i paramenti liturgici,
è costituito da una striscia di lana bianca su cui sono cucite sei crocette di seta nera. Veniva portato in antichità solo dal Romano Pontefice come simbolo della sua suprema potestà di Pastore dei Pastori (dei Vescovi) e del popolo di Dio. A partire dal IV secolo ne fu concesso l’uso anche agli Arcivescovi posti a capo di Arcidiocesi Metropolitane per sottolineare la condivisione dei poteri del Papa nell’amministrare giurisdizioni ecclesiastiche di rilevante e antica importanza storica (come appunto l’Arcidiocesi di Oristano – XI secolo). Per antica tradizione i palli vengono confezionati con la lana di due agnelli bianchi che vengono benedetti il 21 gennaio nella basilica di S. Agnese in Roma. Gli stessi palli sono poi benedetti dal Papa durante i vespri della solennità dei santi Pietro e Paolo e imposti il giorno seguente ai nuovi Arcivescovi Metropoliti che ne hanno fatto in precedenza, come da tradizione iniziata nel IX secolo, espressa richiesta al Santo Padre (“postulazione del pallio”).

L’uva e le spighe di grano sono il simbolo classico dell’Eucaristia istituita da Nostro Signore Gesù Cristo nell’Ultima Cena, il Pane e il Vino della Nuova Alleanza, sono la rappresentazione del “sacrificio-memoriale” che si rinnova costantemente nella Celebrazione della Santa Messa. Questi simboli eucaristici sono posti su un campo d’argento, simbolo della trasparenza, quindi della Verità, per sottolineare il messaggio di orientamento e di salvezza: “io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6) che Gesù proclama nella risposta data all’apostolo Tommaso.

La stella simboleggia la Vergine Maria (maris Stella)” e le onde rappresentano il mare sulle cui acque si affaccia la città di Oristano; il campo è in azzurro, colore simbolo dell’incorruttibilità del cielo, delle idealità che salgono verso l’alto; rappresentano il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima verso Dio.

La “bordura” che racchiude lo scudo è in oro, il metallo più nobile, simbolo della prima virtù la Fede: infatti solo attraverso la fede ci è possibile comprendere appieno la forza salvifica dello Spirito Santo, qui rappresentato con le tredici fiamme che scesero su Maria e sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo, il giorno della Pentecoste. Inoltre le lingue di fuoco, in latino ignis, vogliono anche fare riferimento al nome dell’Arcivescovo Ignazio.