Settembre è tempo di ripresa in tanti ambiti. Anche nella Chiesa dove la programmazione è fondamentale per l’azione pastorale. L’Arcidiocesi, attraverso i suoi Uffici pastorali, i suoi Vicariati foranei, le sue parrocchie, è chiamata a mettersi in movimento. Tra i programmi che a breve partiranno c’è anche quello del Vicariato foraneo Nostra Signora Assunta, che ruota attorno a Cabras, e che è coordinato da don Enrico Perlato, parroco di Nurachi e Riola Sardo. A lui abbiamo chiesto di parlarci del programma Comunicare la fede oggi nel mondo dei nativi digitali, un percorso di sei tappe proposto ad animatori e catechisti della forania ma aperto anche a chi fosse in qualche modo interessato.
Don Enrico… Il programma parla da solo… Ma da cosa nasce questa proposta del vostro Vicariato foraneo?
La prima motivazione, forse quella più immediata, che ci ha spinto a definire un percorso di formazione per gli animatori della catechesi è l’ormai consolidata esperienza del fare insieme. Mi spiego meglio: con i sacerdoti della forania abbiamo compreso che ormai le singole parrocchie faticano da sole a proporre itinerari formativi in relazione ai diversi ambiti pastorali, per una questione di numeri, di forze. Inoltre abbiamo sperimentato la forza della sinodalità che ci permette di guardare oltre il nostro piccolo orticello, sapendo cogliere la bellezza del fare insieme e del mettere in circolo i carismi di ciascuno per un bene comune. Oltre a queste motivazioni, ciò che ci ha spinto a fare questa proposta è la consapevolezza che la trasmissione della fede non può fare a meno di guardare a quelli che sono i segni dei tempi e il contesto di vita dentro il quale viviamo. La fede sostiene la vita e la capacità di conoscere le domande di senso che nascono dentro l’attuale contesto di vita: è fondamentale per coloro che sono chiamati al servizio di una catechesi che non rinuncia ovviamente ai contenuti di fede, ma che sa trovare sempre vie nuove per annunciare il Vangelo della Speranza. Il tema che accompagnerà la proposta formativa, possiamo considerarlo di forte attualità perché la sfida educativa si inserisce nel tempo dell’intelligenza artificiale, del digitale e dell’utilizzo dei social. L’enciclica di papa Leone Magnifica Humanitas ci sollecita ad avviare una seria riflessione a partire da questi temi e noi abbiamo scelto di valorizzare questa possibilità.
Voi avete vissuto, come Vicariato foraneo, la Visita pastorale: che cosa è emerso rispetto all’andare oltre i confini della propria parrocchia? Un progetto di questo tipo può aiutare alla costruzione non solo di un progetto comune ma alla condivisione del lavoro?
La visita Pastorale è stata un’importante occasione, per le singole comunità per fare il punto della situazione, per capire a che punto si è grazie ai suggerimenti pastorali del nostro Arcivescovo Roberto su cosa prestare maggiormente cura. Una sorta di pit stop, così come si usa nel gergo della FormulaUno, per rinunciare al vecchio e introdurre un nuovo che permette una migliore corsa. Il termine condivisione lo legherei all’esperienza sinodale, nella quale possiamo sperimentare prima di tutto la capacità di saper ascoltare. Abbiamo bisogno di recuperare l’ascolto dei vissuti, delle esperienze, della voce che arriva dai diversi territori. Dall’ascolto possiamo cogliere i bisogni ma anche i doni e i carismi che arrivano dai singoli e dalle diverse realtà che, nel nostro caso, giungono dalle parrocchie che compongono la nostra forania. Ciascuno di noi è portatore di esperienze, di un pensiero, un bagaglio valoriale e tutto ciò può essere messo in gioco e fatto fruttare per il bene comune. Da un punto di vista pastorale spesse volte ci limitiamo a sederci intorno ai tavoli con la fretta di arrivare a decidere subito qualcosa da fare, forse anche perché riconosciamo che i bisogni sono tanti. Oggi, dopo alcuni anni che sono parroco e anche vicario foraneo, mi permetto di dire che il tempo dedicato all’ascolto per conoscere, non è un tempo perso, piuttosto il giusto modo per capire che è giunto il momento di pensare e fare insieme.
Quanto è importante, dunque, oggi, per le nostre piccole realtà unire le forze? È una sfida possibile?
Unire le forze è il perfetto salvagente per la vita pastorale. Si ha la percezione, a volte, che stia venendo a mancare quel senso di appartenenza alla parrocchia che fino a qualche anno fa permetteva di assumersi responsabilità all’interno delle stesse, nella logica di un servizio svolto con totale gratuità. Venendo a mancare tutto questo, è importante saper trovare nuove forme di collaborazione che possano portare a un’esperienza ecclesiale nuova. Non considero questo un qualcosa di negativo, ma solo l’occasione per trovare il coraggio di abbracciare nuove forme pastorali che rispondano ai segni dei tempi, senza rimpiangere un passato anche se glorioso.
Educare alla fede e comunicare la fede: come si sposano queste due espressioni?
Il tema dell’educare apre a molte considerazione, ma vorrei fermarmi al profondo significato che il termine ha in sé: tirare fuori (dal latino educĕre). Educare significa far emergere le inclinazioni e i talenti innati che l’individuo possiede già dentro di sé, anziché limitarsi a riempirlo di nozioni dall’esterno. Educare alla fede la considero la capacità di chi educa, di fare innamorare il giovane di Cristo, valorizzando la singola persona che si trova di fronte, nella piena libertà. Per me comunicare non è solo dare nozioni, ma è prima di tutto testimonianza: una fede che viene comunicata con la vita.
Lei è anche responsabile della Pastorale familiare: quelli proposti dal progetto non pensa possano essere temi utili anche per i genitori primi educatori di questa nuova generazione digitale?
Sono certo che i temi che affronteremo sono utili prima di tutto ai genitori che si trovano a svolgere ogni giorno il duro compito dell’educare. Anche per il lavoro che stiamo portando avanti con la consulta diocesana, mi capita spesso di incontrare genitori che chiedono consigli su come poter gestire alcune dinamiche che emergono nelle famiglie proprio per l’utilizzo del digitale e dei social. È un tema che considero di grande attualità in quanto è una realtà che ha bisogno di essere compresa nella sua pienezza a partire dalle sue luci conoscendo bene anche le sue ombre.


